riassunto

Nel sud dell’Italia, il tarantismo era un malessere o una malattia attribuita al morso di un ragno: la tarantola. In particolare nel Salento, i « tarantati(e) » si curavano fino agli anni 1950 con la pizzica, una danza di possessione ritualizzata, con movimenti, colori e scenografia codificati da una tradizione millenaria.

Questo film documentario tesse dei legami fra i ricordi della figlia del più emblematico dei musicisti-guaritori (il maestro Stifani, in un documentario d’epoca) e gli interventi di esperti su vari aspetti del fenomeno: i morsi dell’impressionnante tarantola e della discreta vedova nera (di nome latino « Latrodectus »), la musica estatica del tamburello e del violino, i significati culturali del tarantismo, e alcuni processi inconsci di dissociazione dell’individuo.

Ai margini di questa ricerca, si delinea un percorso personale verso il silenzio di momenti senza musica nè pensieri. Un percorso verso altre identità nascoste in sè, verso una certa “presenza al mondo” e sui modi di affrontare momenti di incertezza propri all’esistenza di ogni individuo.

Negli anni 1990, nello stesso Salento, concerti estivali di pizzica « modernizzata » attragono una folla di curiosi sempre più numerosi. Lontano dall contesto dell’antico tarantismo, ci si esalta un sapore tradizionnale e festivo, e quest’ebbrezza che a volte s’impossessa dei ballerini e dei musicisti fino all’alba.

L’opera commune di un regista francese, partito a scoprire una realtà della pizzica nel Salento, e di un’antropologa italianna, originaria dalla Puglia, impegnata in una pratica etnopsichiatrica a Parigi.

This entry was posted in Latrodectus - "che morde di nascosto". Bookmark the permalink.